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By Edmondo Berselli

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Perché un giudizio di Bobbio è una sintesi intellettuale fra il rasoio di Occam e una Gillette bilama superplus, spacca il capello in sedici e te lo lascia in tabula come la prova definitiva dell’inconsistenza di quell’autore o dell’insufficiente suo lavoro di approfondimento, ignorante che non è altro. Sullo sfondo si sente l’eco di ovazioni, applausi, boati di entusiasmo mal represso, mentre Nanni Moretti lancia in aria il cappellino con su scritto: «Einaudi», e Giulio Einaudi in persona approva scuotendo pensosamente la magnifica testa, con quell’acconciatura elegantissima, meravigliosamente impostata su un colore bianco che non esiste in natura, «un bianco Melville», come disse una volta Italo Calvino, sussultando in una sua composta e compiacente risatina che a Bobbio, come rivelò in séguito in famiglia, apparve un perfetto compromesso fra l’adesione intellettuale e la fronda.

C’è una regola, un paradigma, un canone che non si sa se chiamare adamitico o adamesco, secondo cui le canzoni immortali dell’italo-belga Adamo, sulla cui vicenda d’amore si appassionarono gli italiani nei tardi anni Sessanta, sono tre. 1) La notte; 2) Lei. La terza ve la fate dire da Battiato, così impàra a numerare correttamente i suoi dischi e a evitare, faccia il favore, i giochetti con i numeri da pitagorico o neopitagorico quale pretende di essere. Anche perché il grande autore di Cuccurucucu Paloma non si è limitato a queste riflessioni adamiche, non solo ha fatto una cover di Adamo, ma ha scritto una certa canzone con il noto filosofo Manlio Sgalambro, un uomo che nella filosofia è l’equivalente di ciò che è nella letteratura il noto scrittore Andrea Camilleri, che si intitola Come un sigillo, nella quale recita in un duetto con la nota cantante Alice alcuni versi molto, molto interessanti e sgalambrici: «E tu passavi appena le sottili dita sul prepuzio / poi sfioravi il glande / e i sensi celebravano il loro splendore…».

Ma per la verità il discorso è ben più complicato. SOSTENGONO INFATTI LA TESI della maggiore complicazione gli enigmisti, quei tipi come il solito Bartezzaghi che ti mostrano una paletta, o un disegno di una paletta, il ritratto di un piccolo badile, e dicono che quella è una crittografia mnemonica, insomma un indovinello per adulti o qualcosa del genere, perché la paletta o il badile si risolve così: Un mezzo minuto di raccoglimento. Argomentano dunque questi sottili arrangiatori del caso, capziosi scrutatori delle tenebre, capricciosi solutori di rebus, che quell’allusivo «Fleurs» apparso per due volte nel titolo di un disco di Battiato non vuole soltanto dire che lui ha tratto fior da fiore la meglio musica del nostro tempo, cantando anche una versione battiatesca di Impressioni di settembre della Premiata Forneria Marconi.

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